
Qualcuno ha detto che ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio: il cuore.
Il viaggio che vi raccontiamo oggi è uno di questi, perché tocca una delle mete più belle e purtroppo più afflitte del nostro Paese: le Terre Mutate.
Il Cammino delle Terre Mutate è un percorso che si snoda tra gli Appennini e ripercorre le aree colpite in più punti e più anni dai sismi che hanno ferito l’Italia centrale, come quello de L’Aquila del 2009 e di Amatrice del 2016.
A causa dei sismi, i territori, i borghi e le comunità di queste terre hanno ‘mutato’ volto e il cammino, che si snoda da Fabriano a L’Aquila attraversando ben quattro regioni, è un filo rosso che ripercorre queste ferite con l’obiettivo di sensibilizzare e diffondere aiuto alle persone che hanno scelto di restare e ricostruire la loro vita e comunità.
Alberto, Project Manager di Yuup!, ha percorso alcune delle tantissime tappe con la sua compagna Giulia, scoprendo l’immensa umanità di chi abita quei posti e incontrando le persone che hanno prestato aiuto nei momenti più drammatici e non solo…
Durante il percorso, Alberto e Giulia hanno infatti incontrato anche gli eroi a quattro zampe delle Terre Mutate: i cani da soccorso che hanno prestato servizio durante le tragedie causate dai terremoti e hanno contribuito a salvare tante vite con il loro coraggio.
Questa esperienza rispecchia la volontà di Yuup! di scoprire ogni aspetto del mondo dei nostri amici a quattro zampe nella sua pienezza.
Il nostro scopo è, da sempre, non solo quello di prenderci cura della loro igiene e del loro benessere, ma anche di approfondire la vita dei cuori pelosi, sia nell’ordinario che nelle situazioni molto estreme.
Questa è stata un’ottima occasione per dare voce agli eroi a quattro zampe che, ogni giorno, sono accanto agli eroi umani pronti a mettere a rischio la propria vita per salvare quella degli altri.

In questa foto tutta la meraviglia naturale delle Terre Mutate: i Piani di Castelluccio
Il viaggio tra le Terre Mutate
Il viaggio di Alberto e Giulia è iniziato a Campi, per proseguire poi verso Castelluccio, una delle aree naturali più belle della zona, dove hanno potuto guardare da vicino lo splendore dei paesaggi, famoso per la fioritura delle lenticchie del Monte Vettore.
Si tratta di uno spettacolo naturale mozzafiato, dove l’altopiano diventa una tavolozza di colori perché tra la primavera e l’estate fioriscono i fiori selvatici e i legumi, portando colori in una terra profondamente segnata dalle cicatrici del sisma.
La cicatrice più grande è visibile proprio sul Monte Vettore, dove si è creata un’unica grande linea lunga quasi 25 chilometri che percorre e spacca in due tutto il versante occidentale del Monte Vettore e il Redentore.
A Castelluccio, uno dei paesi simbolo del terremoto, la coppia ha quindi incontrato le unità cinofile del CNSAS, con gli operatori e i loro cani, che hanno gentilmente accettato di rispondere ad una breve intervista che avevamo appositamente preparato per loro.

Foto di gruppo! Alberto e Giulia incontrano i soccorritori del CNSAS: da sinistra Francesco, Stefano, Nico e Fabio; Fabio e Francesco hanno prestato servizio durante i terremoti che hanno ferito le aree del Centro Italia.
L’incontro con i soccorritori e gli eroi a quattro zampe
C’è un fatto che, prima di tutto, dimostra come sia organizzata in modo puntuale la vita di queste persone e dei loro cani, da cui si può comprendere quanto sia stato gentile da parte loro incontrarci e rispondere alle nostre domande.
I cani da soccorso, infatti, ricevono un addestramento molto preciso, tanto che non è usuale che scendano dalla macchina di soccorso ‘solo’ per fare una semplice passeggiata.
Per loro, infatti, uscire dall’auto di soccorso significa essere pronti all‘azione, infatti erano già orientati a una situazione di emergenza, in cui aiutare a salvare delle vite!
Grazie alla presenza e all’abilità degli operatori, queste dolci meraviglie si sono ‘concesse’ all’intervista e abbiamo potuto approfondire insieme tante cose sul loro mondo così unico e speciale.
Alberto e Giulia hanno quindi incontrato l’operatore Nico, con il suo cane Zico, un pastore tedesco di quattro anni operativo in un’unità cinofila di ricerca di superficie, e Stefano accompagnato da due cuori a quattro zampe: Penny, di nove anni, operativa come cane molecolare e la piccola e dolcissima Manuela, in formazione, di tre mesi.
Nel gruppo dei soccorritori c’era anche la presenza di Fabio, operativo nella squadra nazionale molecolare con il suo cane di circa quattro anni Peppo, e Francesco il capostazione della provincia di Macerata del Soccorso Alpino.

Stefano con la stupenda Penny di 9 anni e la dolcissima Manuela di soli 3 mesi
La scelta del cane da soccorso
Esiste una razza prediletta per diventare cane da soccorso?
Stefano ci ha raccontato che è importante scegliere il cane con le giuste doti caratteriali e che loro effettuano, dove e quando è possibile, un’analisi dei genitori, ovvero delle linee di sangue.
L’idea è partire con un cane che sia dotato di uno sprint in più per ottenere il miglior risultato possibile, cogliendo le doti che Madre Natura ha dato ai pelosetti, su tutte l’olfatto. Poi si procede conducendo una valutazione sulle caratteristiche fisiche e del tipo di lavoro che i cani soccorritori dovranno fare.
Ecco perché nell’ambito dei cani molecolari, ad esempio, vengono usati più frequentemente esemplari di razza come i Segugi o similari, anche se la squadra che abbiamo incontrato ha tra le sue fila uno splendido Hovawart, un cagnolone diventato parte del team come prova per valutare l’inserimento di altre razze.
Per gli interventi in superficie, invece vengono usati maggiormente i Pastori, quindi Pastori Tedeschi o Pastori Belga Malinois.
In sostanza, tutto parte da quando i cani sono cuccioli, momento in cui viene fatta loro una valutazione caratteriale, poi i cani vengono avviati a un addestramento specifico, a seconda del tipo di settore e del tipo di attività.

L’operatore Nico con il suo eroe a quattro zampe Zico.
L’importanza dell’intervento dei cani
Quanto grande è stato il valore dei cani da soccorso negli interventi post sisma?
Secondo gli operatori, l‘intervento dei cani è stato in alcuni momenti veramente fondamentale per i soccorsi che sono stati prestati.
Soltanto per provare a immaginare l’entità dell’accaduto, che è qualcosa di inimmaginabile, ecco alcune le parole di Francesco su un fatto molto toccante:
“Beh, sicuramente è stato un episodio molto significativo, toccante e particolare, a partire dalla scena che ci siamo trovati di fronte, quindi una cosa che, diciamo, neanche con l’immaginazione uno può arrivarci.
Sono state ore molto concitate tra tutti i soccorritori che erano presenti sul sito sisma. Il tutto era reso, ovviamente, difficile dalla situazione, dai pericoli che c’erano sul posto. Un episodio che mi ricordo ad Amatrice: quando siamo arrivati la mattina presto, erano le 4:30 – 5:00, e c’era ancora odore di gas.
Questa è stata una cosa che mi ha segnato. Così come quando, purtroppo, a una certa ora della giornata, avevamo finito addirittura le tavole spinali e abbiamo dovuto utilizzare gli infissi delle case. Esatto, nella mattinata abbiamo dovuto recuperare infissi per portar via purtroppo le persone”.

Immagine simbolica del trauma lasciato dal sisma a Pescara Del Tronto: una macchina completamente distrutta, a causa dell’evento di magnitudo elevata di grado 6,0 della scala Richter.
Questo, invece, il pensiero di Fabio inerente l’importanza dei cani in quelle ore: “Nello specifico, nella confusione, concitazione del momento è difficile ricordare un episodio esatto.
Reputo che l’intervento dei cani sia stato in alcuni momenti veramente fondamentale per i soccorsi che sono stati prestati quella notte. Io ho partecipato come tecnico, così come Francesco.”

Ed ecco Fabio con il suo cuore a quattro zampe Peppo.
Il legame tra il cane e il conduttore
Che legame si crea tra conduttore e cane da soccorso?
Nico ci ha raccontato che la quotidianità è sicuramente ciò che accresce le performance dei cani. Quello che gli operatori, e noi, chiamiamo lavoro, per loro è quotidianità, ed è gioco e divertimento.
Lo si vede da quando gli operatori indossano le divise, quando prendono gli zaini da casa: i pelosetti cominciano a scodinzolare, gioiosi di voler andare con loro.
Ecco che, in questo senso, la caratteristica fondamentale di un cane da ricerca, che sia di superficie o molecolare, è quella di essere predisposto al gioco e all’interazione con l’umano.
Tant’è che Nico ci ha raccontato che lui e il suo cane vivono praticamente in simbiosi. Il primo pensiero quando si alza al mattino va a lui, così come quello prima di addormentarsi.
Quindi la quotidianità è la loro forza: parliamo di una vita in comune, di un rapporto particolare che si instaura con il proprio cane, di un legame molto forte dove ci si deve adattare l’un l’altro.
Il cane si adatta al conduttore e il conduttore al cane, entrambi si adattano al proprio carattere, andando qualche volta a smussarne gli angoli.

Le ferite lasciate dal sisma sono ancora visibili in queste splendide terre
Il cane da soccorso nella sua operatività e oltre
Come trascorrono le giornate gli eroi a quattro zampe quando non sono in servizio?
La risposta è che, nella quotidianità, i cani vengono mantenuti in allenamento, attraverso un addestramento sia fisico sia operativo.
Per gli operatori questa è anche una passione, che si unisce a quella di essere soccorritori.
Le due parole che descrivono questi momenti sono complicità e affiatamento: cane e conduttore diventano fondamentalmente un’unica figura, perché il conduttore è un compagno di giochi che diventa il loro fratello.
Scherzando, i soccorritori ci hanno infatti detto che oggi i pelosetti sono i loro ‘soci in affari’ e che quando i cani andranno in pensione, diventeranno i loro fratelloni.
E proprio in merito al giusto riposo per gli eroi a quattro zampe, si cerca di far arrivare questo momento il più tardi possibile.
A tal proposito, Fabio ci ha raccontato che il suo cane di 14 anni, dopo il pensionamento, è diventato il titolare della casa e della sua poltrona. Lui cerca di migliorare la sua vita, di lasciarlo il più sereno possibile, condividendo la quotidianità nell’emozionante ricordo di tutti gli anni che hanno lavorato insieme.
Il suo compagno di vita gli ha dato tanto e ora – ci ha confidato Fabio – è giusto che lui dia tanto al suo cuore a quattro zampe.
In conclusione, esattamente come succede nella vita di ogni giorno con i nostri migliori amici, con i nostri affetti, con i nostri cari, le sensazioni che si provano nell’avere a fianco un eroe a quattro zampe sono molteplici e indescrivibili.
Sono emozioni enormi, perché i cani sono dei veri e propri compagni, sia nella quotidianità, che nel rischio della vita stessa.
Per viverne qualche tratto assieme, abbiamo raccolto l’intervista in questo video:
Ora, se pensiamo al ruolo di queste persone, la mente corre al loro impegno, alla scelta di vivere una vita che, da un momento all’altro, può chiedere di correre dei rischi enormi per salvare quelle degli altri.
Questa è molto più di una missione: è essere pronti ad abbandonare tutto e recarsi in servizio in ogni situazione, anche mentre si è a cena con la propria famiglia, coscienti che il rischio è grande, ma l‘importanza di salvare delle vite umane è davvero inimmaginabile.

A fianco di chi ha scelto di restare per ricostruire la vita e la comunità
Supportiamo la speranza
Le notti dei sismi sono ancora impresse nelle persone che vivono i luoghi terremotati e, anche se sono passati diversi anni, queste persone non hanno ancora una casa su cui contare, perché vivono spesso in dei container.
In questi luoghi, però, brilla la luce dell’aiuto reciproco, si respira aria di solidarietà non solo tra le persone ma anche nell’ambiente naturale stesso, dove facile è incontrare animali come cavalli in condizioni di assoluta libertà che si supportano amorevolmente.

Una famiglia di cavalli sotto l’ombra di un albero presso i laghetti di origine glaciale detti “Pantani di Accumoli” al confine tra i Sibillini e la Laga”.
Le persone che vivono in queste zone condividono tutto, cucinano assieme, stanno insieme e, soprattutto, hanno scelto di impegnarsi per ricostruire ciò che c’era, per salvare il territorio dallo spopolamento.
È questa la missione del progetto Back to Campi che si occupa di dare forma a diverse attività sociali per la rinascita della comunità a Campi di Norcia.
Roberto Sbriccoli e i suoi concittadini hanno scelto di restare a Campi di Norcia, così la Pro Loco è diventata la loro casa, un rifugio per oltre settanta sfollati.
Per mesi hanno dormito su brandine, condividendo spazi, pasti e speranze. E quando sono arrivate le SAE (Soluzioni abitative in emergenza), le casette post-sisma, Roberto è rimasto l’ultimo a lasciare la struttura.
È promotore del Cammino nelle Terre Mutate e non si è mai fermato nel progetto di rinascita: con “Back to Campi“sono stati realizzati un campeggio, una piscina e una struttura sportiva, con l’obiettivo di attirare turisti e visitatori che possano contribuire a far tornare la vita in questi luoghi.
Per questo, abbiamo deciso di donare all’associazione l’intero ricavato dell’acquisto di uno dei nostri best seller, il siero Pink Velvet, per la durata di 30 giorni affinché questo sogno possa diventare una realtà dall’inconfondibile sapore di tenacia, forza e speranza.

La frase intrisa di speranza incisa sul legno, che si trova appesa all’interno della Pro Loco di Campi.